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Il Kamon/Monsho ed il suo uso nel Kendo

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Il Kamon/Monsho ed il suo uso nel Kendo

Messaggio  Raffaele il Ven 3 Apr - 11:52

Come chi si è allenato recentemente ben sa, il dojo ha rivisto il proprio Kamon per assumerne uno più originale e legato al nome. Della ricerca che ha preceduto la scelta traggo le considerazioni che seguono e che spero siano di vostro interesse. Ovviamente scusate eventuali errori, di certo non sono un esperto di storia giapponese, consideratelo solo un tentativo di non buttare via il poco appreso.

Il Kamon nasce nel medioevo giapponese come sigillo tradizionale delle casate, e ne rappresentava il simbolo. Analogamente ai corrispettivi europei, la funzione di questi simboli era di mostrare in modo palese il proprio stato sociale, derivato dal nome della casata di appartenenza e dall’associazione di questa ad un feudo riconosciuto. Inoltre, sul campo di battaglia, riportare il simbolo sulle armature, bandiere ed altro equipaggiamento, consentiva a colpo d’occhio di discernere fra amico e nemico, in modo del tutto analogo alle armi araldiche europee.
Gli stendardi da battaglia della casata, detti Nobori, in genere richiamavano il kamon.
Se i kamon erano già presenti sulle armature dei nobili e dei loro vassalli nel periodo Kamakura (1192-1335), occorrerà aspettare il periodo Edo (1630-1867), per vederli apparire dapprima sui kimono dei samurai ed in seguito anche sui vestiti delle “grandi occasioni” delle altre classi sociali, in questo caso non si chiamano più kamon ma Monsho (abbr."Mon").
Talvolta i simboli delle grandi casate potevano essere da queste concessi in uso ad individui particolarmente favoriti o a fidate famiglie loro servitrici, che ne acquistavano così il Kamon.
La differenza sostanziale fra Kamon e Monsho è quindi che il primo è un'eredità di famiglia, il secondo, in genere meno antico, può appartenere ad una qualsiasi associazione (nasce come simbolo delle botteghe).
La veste formale riportante i l mon si chiama “montsuki”, ed il grado di formalità dello stessa dipende da due fattori: il numero dei mon e come questi applicati, ovvero se sono ricamati –nuitori-(meno formale) o se sono stampati (più formale).
Per quanto concerne il numero il massimo della formalità è cinque, disposti come segue: uno riportato in mezzo alla schiena, tra le scapole; due sulle maniche nella parte posteriore e due sul davanti, ai lati dello scollo. Nel caso di tre kamon si hanno solo i posteriori e nel caso da uno solo quello tra le scapole.
Queste tradizioni trovano un eco nel kendo moderno nella presenza di questi simboli sui bogu di molti kenshi, sia uomini sia donne. I kamon/Monsho sono applicati sul do-dai, ossia la parte inferiore e rigida del Do, oppure intessuti nella trama del mune o dell’ago, rispettivamente la protezione del busto e del collo. Molti dei Do e dei Men di una certa qualità acquistabili su internet presentano questa possibilità.
Ma quale simbolo utilizzare? Attualmente in Giappone relativamente poche persone conservano i kamon ereditati dai loro predecessori, questo perché è estremamente comune che le origini e la storia delle varie famiglie siano state perse attraverso lo scorrere degli anni e con la modernizzazione del paese. Ne segue che, impossibilitati a determinare la propria ascendenza, alcuni sceglieranno di utilizzare il kamon di un’antica casa feudale o di un tempio. Invece i Kenshi di altri paesi potrebbero optare per l’utilizzo dello stemma del proprio maestro (previo consenso di questi ovviamente) o utilizzare l’emblema della propria federazione o club (è il nostro caso) che è quindi un Monsho e non un Kamon. Comunque, in tutti i casi, lo scopo dell’adozione del kamon è in definitiva ancora il solito dell’era medievale, identificare l’individuo e la sua appartenenza ad un gruppo.
Ci sono migliaia di antichi kamon (pare più di 12000) raggruppati in 7 gruppi: piante, animali, natura, architettura, disegno, lettere.Eccone come esempio alcuni particolarmente famosi famosi: 

Il Kamon imperiale, il crisantemo:


Kiri, Paulonia; appartenuto a Totyotomi Hideyoshi, un tempo uno dei due usati dalla famiglia imperiale (l’altro è il precedente,tuttora utilizzato), è oggi il simbolo del primo ministro del Giappone.


Il Kamon degli Shogun Tokugawa (appariva spesso in un noto cartone animato dei mitici anni '80):


Kashiwa, quercia; spesso usato da famiglie in cui era presente un sacerdote shinto.

Katabami, trifoglio; sembra preferito dalle donne.

Tachibana, arancio; proprio della omonima famiglia.

Tsuta, edera; simbolo dei Matsudaira, lo Shogun Tokugawa Ieyasu prima di cambiare nome era Matsuidara Motoyasu.

Fuji, glicine; usato dalla potente famiglia Fujiwara in periodo Heian (794-1191).

Il Kamon dell'antico clen Hojo, ossia tre scaglie di pesce


Myōga; relativo alla fede buddista.

Mokkō; simile a un nido d’uccello; quello a 5 foglie apparteneva alla famiglia del grande Shogun Oda Nobunaga.

Omodaka; usato dalla famiglia Mizuno, vassalli di Toyotomi Hideyoshi.

Taka no Ha, piume di falco; simboleggia l’eleganza e la dignità.

Taira, la potente famiglia feudale, aveva come simbolo la farfalla:


Un esempio di Monsho, il marchio Mitsubishi:


E’possibile riportare il Kamon/Monshoo o altri simboli ricamati o cuciti come patchwork sulle divise da kendo?
La risposta è no, per più motivi.
Il primo è che i Kamon/Monsho sono propri degli abiti da cerimonia o comunque formali, mentre il kendogi è un indumento da allenamento e quindi non sarebbe rispettoso.
Il secondo motivo è relativo al “Cuore di Rei” ossia lo spirito di lealtà verso l’avversario.
In base a questo non devo indossare nulla che possa distrarre il mio avversario, quindi a motivo di ciò è vietato esibire gioielli o tatuaggi, e, per le donne, è anche sconveniente truccarsi eccessivamente o portare smalto troppo appariscente sulle dita sia di mani che di piedi.
Tuttavia nelle gare liceali i giapponesi spesso riportano ricamato sulla manica sinistra il nome della scuola, e negli All Japan talvolta i poliziotti portano sulla solita manica lo stemma del dipartimento. Per i ragazzi la cosa è concessa per aumentare lo spirito di gruppo, per i poliziotti credo sia uguale anche se solo una parte dei dipartimenti si è permessa di farlo. Quindi per i dojo vale la stessa cosa, poichè aumenta lo spirito di gruppo è possibile utilizzare il simbolo del dojo, in genere sulla manica, basta non esagerare.
Riassumendo, sul do-dai e nella trama di mune o dell’ago, è consentito portare il kamon/Monsho (non deve essere troppo appariscente), mentre sulle maniche del kendogi solitamente ci va lo stemma del dojo/associazione.


Ultima modifica di Raffaele il Lun 30 Ago - 14:11, modificato 1 volta
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Re: Il Kamon/Monsho ed il suo uso nel Kendo

Messaggio  Raffaele il Sab 18 Apr - 17:03

Post aggiornato secondo i riferimenti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Mon_(crest)
http://www.kendo-world.com/forum/showthread.php?t=20782&page=2
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