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Tattiche nel Kendo per 3°, 4° e 5° Dan

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Tattiche nel Kendo per 3°, 4° e 5° Dan

Messaggio  Raffaele il Mar 26 Mag - 17:49

- Parte Prima-
Pubblico questo post come elaborazione riassuntiva del documento “Tactics in kendo” di Sotaro Honda sensei, allenatore della nazionale inglese. Il documento originale lo potete trovare presso:

http://www.kendo.org.uk/pmwiki.php/Main/ArchiveArticles

La maggior parte dei maestri quando parlerete di tattiche nel kendo storcerà la bocca. Questo perché il concetto di tattica è associato all’idea sportiva di vincere tramite metodi non ortodossi. Se pensiamo ad uno shiai, possiamo portare come esempi negativi di tattica comportamenti come colpire di sorpresa, evitare lo scontro quando si è in vantaggio di un ippon, assumere una postura scorretta per schivare o portare un colpo. Questi atteggiamenti, pensati per vincere ad ogni costo, sono in effetti contrari all’essenza stessa del kendo e non vanno incoraggiati.
Le tattiche di cui parla Honda sensei non sono queste, non comprendono trucchi o inganni.
Cosa si intende per tattica? Per tattica possiamo considerare “reagire in modo predeterminato ad una certa evenienza”. Nel kendo tradizionale l’apprendimento di una tattica, ossia di quando dove e come applicare una tecnica, è lasciato all’apprendimento dei singoli, che lo ottengono tramite dure ore di pratica di waza-geiko e di Ji-geiko. Giunto ad alti livelli, un kendoka avrà interiorizzato centinaia (migliaia?) di questi modelli, giungendo all’applicazione inconscia degli stessi, cioè al Mushin. Tuttavia per arrivare a questo risultato, dovremo obbligatoriamente passare per stadi intermedi, e a ciascuno di questi stadi ci verrà richiesto di mostrare determinate qualità, per sviluppare le quali utilizzare tattiche ad hoc potrà tornarci utile. Le tattiche di cui parla Honda sensei non sono quindi mirate all’ottenimento della vittoria in shiai (anche se la facilitano) ma bensi alla definizione e al raggiungimento di un obiettivo intermedio, nel pieno rispetto di un kendo “corretto”.
Quando iniziamo a pensare ai Waza come tattiche e quindi a quando, come e dove poterle utilizzare, Ji-geiko o Shiai, automaticamente cominciamo anche a ragionare su quali Waza necessiterò di apprendere e a quali al momento sarò in grado di eseguire e quali no. Secondariamente ragionerò sui movimenti di base degli stessi, sulla adeguatezza del mio fisico ad eseguirli, sull’iterazione con il mio compagno e a come rimediare ad eventuali pecche. Tutto questo porterà a focalizzare il mio kendo sul prossimo gradino, evitando di farmi disperdere troppo tempo ed energie su cose che al momento non sarò in grado di comprendere.

Nelle precedenti discussioni sulle tattiche per Kyu e per 1°-2° dan sono state esaminate due delle quattro occasioni di colpire, ovvero “Colpire quando l’avversario ha appena terminato un attacco” e “ colpire quando l’avversario blocca un attacco”, ovviamente per questi gradi più elevati è richiesto di padroneggiare anche gli altri due, ossia “Colpire quando l’avversario inizia il suo attacco” e “colpire quando l’avversario indietreggia”. Queste due nuove classi di opportunità potranno essere sfruttate solo tramite seme e corretto uso del piede destro. Inoltre di seguito indicheremo metodi di fare keiko tesi ad ampliare la nostra visione del kendo acquisendo coscienza delle possibili tipologie di scontro che possiamo trovarci a sostenere.

Metodi di Keiko per scoprire e sviluppare nuove tattiche per 3°-5° dan
Un modo relativamente semplice di scoprire e sviluppare nuove tattiche consiste nel suddividere i propri avversari in “categorie” e di fare altrettanto con il loro modo di fare kendo. Avremo quindi “tipologie di avversari” e “tipologie di kendo praticato dai nostri avversari”.

Per tipologia di avversari intenderò le loro caratteristiche fisiche (incluso il kamae), come ad esempio:

-La statura, se sono Alti/Bassi
-Kenshi che tengono il kensen alto/basso
-Kenshi che tengono il kensen leggermente verso destra
-Avversari con posizione ampia/piccola/grande
-Kendoka il cui kamae presenta il piede sinistro orientato diagonalmente in fuori
-Aite che tengono il peso principalmente sulla gamba destra/sinistra
-Avversari la cui postura è dritta oppure pendente leggermente indietro/avanti
-Ecc

Per tipo di kendo praticato dai nostri avversari ad esempio intenderò:
-Avversari con presa sullo shinai dura/morbida;
-Avversari che anziché affidarsi al tenouchi si affidano alla forza bruta;
-Aite veloci/lenti;
-Kenshi che tendono a fare Debana-waza, Kaeshi-waza, Hiki-waza, Renzoku-waza;
-Avversari che tendono a fare finte;

Gli esempi sopra riportati considerano, per ogni “categoria” i due opposti. Ovviamente quando penserò al “mio avversario” dovrò considerarli entrambi, e per essere in grado di fare “il mio kendo” sarà importante considerare, provare, sviluppare ed acquisire tattiche adeguate a ciascuno dei due estremi.

Fermiamoci adesso un istante e pensiamo ai nostri compagni di dojo.
• In riferimento ai sopraccitati esempi come posso catalogarli?
• In che modo combatto contro i diversi tipi di avversario e il loro kendo?
• Quale movimento dei piedi, shinai e corpo utilizzo? Quali Waza o loro combinazioni?

Inoltre, così come descritto nelle tattiche per 1°-2° dan, sarà anche opportuno pensare al processo che porta all’utilizzo dei miei Tokui-waza, e a come il mio kendo dipenda da quanto chiaramente e velocemente possa raffigurarmi tutte le possibilità di sviluppo dello scontro nella mia mente.
Riflettere su tutte queste cose aiuterà ad affrontare vari tipi di avversario creando tattiche appropriate con il risultato di migliorare il proprio kendo. Come accennato in “tattiche per i kyu”, fare il proprio kendo non vuol dire fare un kendo dove si attacca sempre con lo stesso timing e lo stesso waza contro qualsiasi avversario, ma anzi adattarsi alle caratteristiche di chi ci troviamo di fronte. Questo però non vuol dire tentare cose che normalmente non si fanno, vuol dire selezionare (con la pratica in modo inconscio) tra le varie scelte a nostra disposizione quella più adeguata al caso. E’ chiaro che se non disporrò di più di una scelta, potrò combattere in un solo modo. Una persona con unicamente un modo di combattere potrà facilmente sconfiggere alcuni tipi di avversari mentre sarà puntualmente sconfitta da altri. Parlando dal punto di vista di un coach, un kenshi con questa caratteristica è molto difficile da selezionare ed utilizzare in una squadra.

Quali tattiche possiamo usare e come possiamo combattere? Non è intenzione di Honda sensei descrivere cosa fare contro ciascun tipo di avversario ed il loro kendo, tuttavia egli suggerisce alcuni metodi di keiko adatti a creare, provare, sviluppare e rifinire queste tattiche.
In primo luogo nel nostro dojo troveremo sicuramente alcuni elementi contro i quali è per noi più difficile portare a segno degli ippon, ebbene è proprio su questi che dobbiamo focalizzarci. Proprio perché il loro modo di combattere ci è ostico dovremo fare con loro più ji-geiko che con gli altri, cercando di superare paure e difficoltà picchiandoci ripetutamente la testa. Non è certo evitandoli che si risolvono i problemi. Inoltre Honda sensei raccomanda inoltre di provare a copiare il loro kendo. Sicuramente tutti noi abbiamo provato l’esperienza di cercare di copiare il kendo di qualcuno che abbiamo ammirato. Abbiamo cercato di copiarne il kamae, l’ashi-sabaki, la postura o il modo di attaccare, tentando di essere per un po’ quella persona così da carpirne la tecnica ed imparare qualcosa. Cercare di copiare il kendo di una persona con la quale trovo difficoltoso combattere è la stessa cosa. Cercando di copiarne il kendo e tentando di essere quella persona stiamo provando ad afferrare la sensazione degli attacchi e dei colpi di questa persona, cercando quindi di capire quale seme potrebbe non essergli gradito e quali waza favorire/evitare.
In altre parole adottando uno stile di kendo che troviamo difficoltoso, possiamo vederne una panoramica che ci mostri i suoi punti di forza quando lo pratichiamo su un koai, e i suoi punti di debolezza quando praticato su un sempai.

Imparare a far arretrare o a far colpire l’avversario tramite il proprio Seme
Abbiamo precedentemente accennato alle quattro occasioni per colpire, e abbiamo detto che, tra queste, “colpire nel momento in cui l’avversario termina un colpo” è un’importante tattica per i kyu. Inoltre è stato indicato che la seconda occasione, “colpire nel momento in cui l’avversario para un colpo”, sia una tattica adatta ad essere perseguita dai 1°-2° dan tramite l’utilizzo di finte, Sute-waza e Mise-waza, con l’obiettivo di portare a segno i miei Tokui-waza. Le restanti due occasioni che i praticanti con grado superiore al 3° dovranno saper affrontare saranno”colpire quando l’avversario inizia a colpire” e “colpire quando l’avversario arretra”, e per poterle sfruttare si dovrà aver acquisito un adeguato Te-no-uchi sia negli Shikake-waza che negli Oji-waza. Per acquisito si intende che questi waza devono riuscire, se non in ji-geiko, almeno in Waza-geiko dove, grazie al fatto che conoscerò in anticipo il bersaglio e che normalmente l’aite non opporrà resistenza, dovrò aspirare ad una percentuale di successo che tenda al 100%.


Ultima modifica di Raffaele il Mer 27 Mag - 9:32, modificato 1 volta
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Tattiche nel Kendo per 3°, 4° e 5° Dan - Parte Seconda

Messaggio  Raffaele il Mar 26 Mag - 17:51

L’uso del Seme
Dovrebbe essere per tutti abbastanza ovvio che colpire l’avversario quando questi inizia una tecnica o arretra non vuol dire aspettare passivamente che l’evento si verifichi, ai 3°-5° dan è richiesto di imparare ad esercitare Seme in modo tale da stimolare l’avversario in tal senso.
Cerchiamo di esaminare cosa sia il seme prima di affrontare come eseguirlo.
Secondo il vocabolario Japanese-English Dictionary of Kendo (A.J.K.E., 2000, p. 83) il Seme del kendo è indicato come”Prendere l’iniziativa di chiudere la distanza con l’avversario con spirito pieno. Questo sbilancerà l’avversario mentalmente e fisicamente impedendogli di muoversi liberamente”. Questa definizione sembrerebbe indicare che il seme avviene solo in una situazione. Tuttavia è opinione di Honda sensei che le pressione generata dal Seme possa essere percepita in tutte le distanze e situazioni. Anche in tsuba-zeriai, dove non è possibile avvicinarsi ulteriormente, o in alternativa da tomaai, è importante esercitare Seme con spirito pieno cercando così di ottenere un vantaggio e prevalere sull’avversario.

Seme da Kamae: Uso del piede destro
Ci sono infiniti modi di fare Seme nel kendo. Poniamo adesso l’attenzione sull’uso pratico del piede destro e su alcuni metodi di seme che includono far colpire o arretrare l’avversario. Tradizionalmente nel kendo, il piede destro è detto “Seme-ashi” (ossia “piede usato per il Seme”) e il piede sinistro è detto “Jiku-ashi” (cioè “piede usato per sostenere il corpo”). Si deve utilizzare il piede destro con delicatezza, leggermente e liberamente per esercitare una pressione ed invitare l’avversario ad iniziare un attacco. E’ necessario sentire una sensazione come se il piede sinistro, la gamba sinistra, l’anca sinistra e la parte sinistra del corpo fossero collegate in una stessa linea retta, sarà inoltre necessario mantenere il piede sinistro in condizione di poter seguire velocemente il destro oppure effettuare fumikiri (spinta) in qualsiasi momento. Per poter utilizzare i piedi come appena descritto però, la distanza che li separa non deve essere eccessiva, così come il corpo non deve essere sbilanciato nè avanti nè indietro. In tal caso, nel momento in cui invitiamo l’avversario a colpire, non ci muoveremmo con sufficiente fluidità (una posizione troppo larga contribuirà a determinare un movimento del baricentro grande) ed il tempo del mio attacco sarà intuito con facilità. Un corretto Seme-ashi al contrario obbligherà il mio aite ad attaccare o ritirarsi.
A questo livello è quindi importante capire come usare il “Seme-ashi” e il “Jiku-Ashi”, e sviluppare il nostro kendo in modo da poter fare Seme con movimenti più piccoli ed efficaci.
Vediamo dunque alcuni metodi validi per effettuare Seme-ashi.
Per prima cosa, è importante essere fisicamente e mentalmente preparati ad attaccare il nostro avversario e a reagire ad un attacco dello stesso sin dal preciso momento in cui si assume kamae alzandosi da sonkyo. Si dice che il kendo inizia con Rei e finisce con Rei, Honda sensei non ritiene che questo modo di dire valga solo per l’etichetta. Dal momento in cui affrontiamo il nostro aite e ci inchiniamo il combattimento inizia ed è importante rimanere concentrati fino al rei finale. Se cercherete di fare keiko con questa attitudine, scoprirete il modo migliore di distribuire il peso sui piedi, di tenere il kensen, di allungare la gamba sinistra e cosi via. Se cambia il modo con cui si assume kamae, cambia anche il modo di muovere i piedi, cambia la postura, cambia il Seme e quindi in definitiva il nostro Kendo.

Abbiamo dunque discusso dell’uso del piede destro come Seme-ashi. Tuttavia il piede destro ha anche altre valenze, è infatti usato anche come una sorta di radar in grado di individuare le intenzioni dell’avversario. Normalmente i ji-geiko, gli shiai e gli esami di grado iniziano con i due kenshi che cercano di scoprire il tipo di Kendo e le intenzioni dell’avversario, mentre nel contempo applicano una pressione offensiva tramite le rispettive tattiche. Per esercitare questa ricerca e questa pressione si deve spostare leggermente in avanti il piede destro (solo leggermente!), senza pendere in avanti o perdere la sensazione che il piede sinistro, la gamba sinistra, l’anca sinistra e il lato sinistro del corpo siano collegati assieme. Contemporaneamente però, dovremo esercitare pressione e cercare di invitare l’avversario a colpire usando lo shinai nel modo che segue; Osae, Harai, spostandolo dritto in avanti, alzando o abbassando il kensen. Nella situazione in cui l’avversario non reagisce al nostro seme oppure non ci sentiamo a nostro agio con il timing, la distanza o l’equilibrio del corpo, abbiamo due possibilità: avanziamo ancora avvicinando il piede sinistro e scivolando ancora in avanti con il destro aumentando la pressione; oppure ci ritiriamo, spostando indietro il piede destro e ricominciando da capo tutto il discorso.

Ci sono anche altri usi del piede destro. Ad esempio è possibile utilizzarlo per agitare l’avversario o indurlo ad attaccare piegando il ginocchio leggermente ma velocemente, oppure facendo una specie di fumikomi sul posto (insomma dare un pestone a vuoto).

Nel caso in cui si voglia avvicinarsi all’avversario senza farsene accorgere (specialmente nel caso in cui combattiamo contro avversari alti), è possibile fare tsugi-ashi avvicinando il piede sinistro al destro per poi far scivolare in avanti quest’ultimo.

In definitiva, se, come risultato del precedente lavoro di ricerca e pressing, oppure durante il medesimo, percepiamo una occasione, dobbiamo immediatamente muoverci e colpire. Se il nostro avversario avverte una forte pressione da parte nostra ed arretra, dobbiamo immediatamente seguirlo applicando una pressione ancora maggiore oppure colpire. Se infine il nostro avversario a seguito della nostra pressione prova a colpirci, reagiamo con Debana-Waza o Ojii-Waza.

A questo punto una cosa alla quale occorre prestare molta attenzione è il timing con il quale avviciniamo il piede sistro al destro (per fare Tsugi-ashi). E’ infatti abbastanza difficile reagire se veniamo attaccati in questo momento. In effetti i kendoka di alto livello prestano grande attenzione a questo movimento e se lo individuano portano in genere a segno bellissimi tobikomi-men.
Tutti i grandi maestri conosciuti da Honda sensei assumono una posizione ferma ed in grado di attaccare o reagire ad un attacco dell’avversario in qualsiasi momento, mantenendo una linea di connessione tra il piede sinistro, la gamba sinistra, l’anca sinistra e il lato sinistro del corpo .
Inoltre il loro abile utilizzo del piede destro e dello shinai induce l’avversario ad attaccare consentendogli di portare a segno bellissimi contrattacchi, oppure lo sottopone ad una forte pressione che lo costringe ad indietreggiare. A questo punto lo seguono immediatamente portando a segno magnifici Men o Kote.-Men.

In conclusione ci sono infiniti modi di fare Seme nel kendo e i succitati esempi ne sono solo una piccola parte. Secondo Honda sensei, tuttavia, le forme appena indicate consentiranno a chi le praticherà di acquisire un Kendo di alta qualità, che potrà essere coltivato attraverso tutta la vita di un individuo.
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